Immagino mio figlio…

“La madre guarda il bambino che ha in braccio, il bambino guarda la madre in volto e vi si ritrova a patto che la madre guardi davvero quell’ esserino indifeso nella sua unicità, e non osservi invece le proprie attese e paure, i progetti che imbastisce per il figlio, che proietta su di lui. In questo caso nel volto della madre il bambino non troverà se stesso, ma le esigenze della madre. Rimarrà allora senza specchio e per tutta la vita continuerà invano a cercarlo”. D. W. Winnicott

La storia di ognuno di noi ha inizio con un’idea. Ci sono volte che un uomo e una donna programmano con cura l’arrivo di un figlio; altre volte arriva inaspettatamente; a volte la vita ha inizio con un papà o una mamma da soli che decidono di intraprendere un viaggio nuovo; ma ad ogni modo viene pensato un progetto.

Qualunque sia, è comunque un’idea, un progetto che si sceglie di perseguire e su questo costruiamo delle aspettative, dei desideri, finiamo per ritrovarci a sognare con l’intento di offrire a quel figlio il miglior futuro che vorremmo augurargli. Già dai primi mesi di attesa, come genitori, da soli o in coppia, cominciamo ad immaginare quel bambino sia fisicamente che caratterialmente. Così il figlio arriva e con tutto l’amore che abbiamo nei suoi confronti ci ritroviamo ad averne costruito un’immagine. Il figlio che si crea da quell’immagine deriva dalla nostra storia personale, è frutto del nostro mondo interno e in quel processo di immaginazione, involontariamente gli abbiamo attribuito delle piccole aspettative.

Iniziamo immaginando come saranno gli occhi, di che colore, se della mamma o del papà, proviamo a farci un’idea di come sarà il carattere, se dimostrerà il temperamento della mamma oppure la dolcezza del nonno o la testardaggine del padre. Questo e molto altro da modo di costruire fantasie, le quali derivano sopratutto dalle esperienze personali e le abitudini sociali e culturali alle quali apparteniamo.

Questo passaggio, è del tutto naturale e permette di dare forma nella mente ad un nuovo capitolo della vita, contribuendo al processo di accoglienza del bambino che è in arrivo e alla realizzazione di un’identità genitoriale. Durante la gravidanza, le donne vivono un cambiamento che le porta ad un contatto diretto e partecipato con il figlio in grembo e insieme alle ecografie prende quindi sempre più forma il bambino immaginario. Forse non sempre si può dire la stessa cosa del legame con i papà. Potrebbe nascere da qui uno spunto per riflettere sull’importanza di iniziare fin dal tempo della gravidanza l’impegno a ritagliarsi ogni giorno un momento per dar vita ad un dialogo a tre; una buona abitudine che senz’altro sarà proficua per quando il piccolo sarà realmente parte della famiglia.

Può non raramente accadere però che quel figlio immaginario si trasformi in un’idea di perfezione, influenzata talvolta anche dalle immagini che troviamo sui social o nelle pubblicità. Il rischio che ne scaturisce è che quel bambino che poi viene alla luce, il bambino reale, che entra nelle nostre vite, abbia il peso di dover sostenere un ruolo che potrebbe non essere in grado di rivestire. Le fantasie rispetto al futuro ruolo che il genitore rivestirà, sono fondamentali per aiutare allo sviluppo dell’identità genitoriale, ma è fondamentale non dimenticare che ci è richiesto anche un grande impegno e lavoro mentale per riconoscere e quindi permettere la valorizzazione del bambino reale.

E’ importante non farsi schiacciare dall’idea immaginaria e mitizzare, perché il confronto con la realtà potrebbe portare a delusioni e non accettazione. In maniera naturale generalmente il bambino immaginario nella mente del genitore lascia spazio al bambino reale, ma è altrettanto vero che quello immaginato non scomparirà mai del tutto. Essere consapevoli permette di conoscere e imparare a gestire al meglio le situazioni che si manifestano.

I bambini e le bambine che entrano nelle nostre vite hanno bisogno di essere riconosciuti, compresi e rispettati per quello che sono realmente considerandoli come persone (individuo umano in quanto oggetto di considerazione o di determinazione nell’ambito delle funzioni e dei rapporti della vita sociale). I figli devono potersi riconoscere nella madre e nel padre. Se i genitori saranno in grado di permettere un rispecchiamento, il bambino crescerà sentendosi amato, considerato e aiutato nel processo di valorizzazione della propria autostima.

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